In Breve
- Quali sono le nuove misure correttive adottate dagli USA?
- Le nuove misure prevedono un’aliquota tariffaria globale del 10% per l’UE e reintroducono esenzioni per sughero e diamanti.
- Come ha risposto l'Unione Europea?
- L'UE ha accolto positivamente le misure, affermando di aver già adempiuto alla propria parte dell'accordo.
- Quali sono le reazioni da altri paesi?
- Australia e Nuova Zelanda hanno criticato le nuove tariffe, definendole ingiustificate e deludenti.
L’Unione Europea ha recentemente preso atto delle misure correttive pubblicate dagli Stati Uniti nell’ambito dell’indagine ai sensi della Sezione 301. Secondo le autorità europee, queste misure sono in linea con gli impegni tariffari concordati nella dichiarazione congiunta tra le due parti.
L’UE ha dichiarato di aver già adempiuto alla propria parte dell’accordo e si aspetta che gli Stati Uniti continuino a rispettare i termini stabiliti, anche in relazione a eventuali misure correttive in ulteriori indagini future. Le nuove misure statunitensi prevedono un’aliquota tariffaria globale del 10% per i prodotti provenienti dall’Europa e reintroducono esenzioni tariffarie aggiuntive per l’UE, che includono beni come sughero e diamanti, oltre a quelle già esistenti per aeromobili, medicinali generici e principi attivi.
La conformità alla dichiarazione di Turnberry rappresenta un’opportunità per esplorare ulteriori esenzioni tariffarie e approfondire la cooperazione in settori strategici come le risorse naturali critiche, la sicurezza economica, l’intelligenza artificiale e le questioni digitali. La Commissione Europea ha sottolineato che il rispetto degli impegni è cruciale per garantire la stabilità e la prevedibilità dei mercati.
In questo contesto, l’UE ha annunciato che continuerà il dialogo con l’amministrazione statunitense per assicurare il pieno adempimento degli accordi. Tuttavia, le reazioni non sono mancate da parte di alcuni paesi colpiti dalle nuove misure. Il ministro del Commercio australiano ha definito i nuovi dazi ingiustificati e incompatibili con l’accordo di libero scambio, chiedendo la loro rimozione. L’Australia, infatti, è stata inclusa tra i partner soggetti a tariffe che variano tra il 10 e il 12,5 percento.
Anche il primo ministro neozelandese ha espresso il proprio disappunto, definendo le tariffe estremamente deludenti e sottolineando che l’indagine non ha fornito prove significative a sostegno delle accuse di lavoro forzato. È importante notare che circa 60 partner commerciali sono stati colpiti dalle misure statunitensi.
In conclusione, l’Unione Europea si mostra ottimista riguardo alla possibilità di una cooperazione più profonda con gli Stati Uniti, pur mantenendo una posizione ferma sulla necessità di rispettare gli accordi tariffari esistenti.

