In Breve
- Cosa è successo con l'emendamento sulle preferenze?
- L'emendamento è stato bocciato alla Camera, generando irritazione nel premier Meloni.
- Qual è la reazione di Meloni dopo la bocciatura?
- Meloni ha chiesto agli alleati di chiarire come proseguire e ha criticato il voto segreto.
- Ci sono tensioni all'interno della maggioranza?
- Sì, sono emerse tensioni e sospetti di franchi tiratori.
Il premier Giorgia Meloni ha manifestato una forte irritazione dopo la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze nella legge elettorale, avvertendo i suoi alleati e chiedendo di «chiarire come proseguire». Questo voto ha visto il governo andare sotto, senza che fosse stata posta la fiducia; alla votazione, infatti, sono mancate diverse presenze nella maggioranza, compresa quella della stessa premier e di molti ministri.
Meloni aveva sostenuto con vigore l’emendamento, criticando il voto segreto e definendolo un’«operazione verità» per testare le convinzioni dei partiti riguardo alla possibilità per i cittadini di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento. Tuttavia, all’interno della coalizione sono emerse tensioni e sospetti di possibili franchi tiratori. Il capogruppo Riccardo Molinari ha escluso l’ipotesi di un «franco tiratore», mentre il primo firmatario dell’emendamento, Galeazzo Bignami, insieme ai vertici di Fratelli d’Italia, tra cui il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, ha annunciato l’intenzione di continuare con le votazioni.
Ignazio La Russa ha richiamato l’attenzione sulla possibilità di intervenire al Senato, dove il regolamento non consente il voto segreto. Ha ipotizzato un recupero in caso di assenze, ma ha anche sottolineato la necessità di riflessioni più ampie sulle ragioni di questo insuccesso. Il partito di Meloni è determinato a portare a casa la riforma e sta considerando la possibilità di approvarla già alla Camera, pur mantenendo aperta l’ipotesi di una legge senza le preferenze.
Tra i segnali di logoramento dell’alleanza si segnalano minacce interne e scenari alternativi, con un dibattito sul futuro del governo e sull’eventualità di elezioni anticipate. L’obiettivo ufficiale, comunque, resta quello di arrivare al 4 settembre, data che segnerebbe il governo più longevo della legislatura. Meloni ha in programma di incontrare a breve Tajani, Salvini e Lupi per discutere la strategia e definire i tempi.

