In Breve
- Qual è la percentuale di PMI italiane che utilizza strumenti di intelligenza artificiale?
- Il 45% delle PMI italiane utilizza strumenti di intelligenza artificiale.
- Perché gli imprenditori non delegano decisioni finanziarie all'AI?
- Il 78% degli imprenditori preferisce mantenere il controllo diretto sulla gestione.
- Qual è la priorità principale delle PMI per il 2026?
- La riduzione dei costi e l'ottimizzazione dei processi.
A tre anni e mezzo dal lancio di ChatGPT, quasi la metà delle piccole e medie imprese (PMI) italiane ha iniziato a utilizzare strumenti di intelligenza artificiale, con una percentuale che si attesta al 45%, in linea con la media europea. Tuttavia, il 42% di queste aziende non ha ancora registrato un impatto significativo sulle proprie attività quotidiane.
La distanza tra sperimentazione e fiducia è particolarmente evidente nel settore finanziario. Infatti, il 78% degli imprenditori italiani non si sente pronto a delegare all’intelligenza artificiale decisioni finanziarie. Le motivazioni principali includono la volontà di mantenere un controllo diretto sulla gestione (42%) e la mancanza di fiducia nella tecnologia per l’allocazione delle risorse (36%).
Inoltre, le PMI tendono a preferire un referente umano nel rapporto con le banche: il 78% degli imprenditori considera fondamentale la relazione personale, mentre le neobank continuano a rimanere marginali, utilizzate solo dal 21% delle imprese.
Nella scelta del fornitore, il criterio principale è rappresentato dai costi e dalle commissioni, seguito dalla qualità dell’assistenza e dalla facilità d’uso. In un contesto caratterizzato da prudenza, il 36% delle PMI ha dichiarato che la priorità per il 2026 è la riduzione dei costi e l’ottimizzazione dei processi. Più della metà delle aziende non prevede nuove assunzioni, principalmente a causa del costo del lavoro.
Un fattore interessante è che la maturità dell’impresa influisce maggiormente sull’apertura all’innovazione rispetto all’età del fondatore. Le aziende attive da sei a dieci anni mostrano una maggiore propensione all’adozione di strumenti di intelligenza artificiale, con un 33% disposto a delegare decisioni finanziarie all’AI, rispetto al 19,5% delle imprese più giovani, quelle con meno di due anni di attività.
Il divario generazionale è un altro aspetto da considerare: oltre due terzi degli imprenditori tra i 18 e i 34 anni utilizza strumenti di intelligenza artificiale, contro solo il 37,5% degli over 55. In quest’ultima fascia, il 42,6% non ha intenzione di adottare queste tecnologie.
Le resistenze all’adozione sono legate principalmente a preoccupazioni riguardanti la privacy e la sicurezza dei dati (30%), una scarsa fiducia nell’affidabilità degli strumenti (29%) e una limitata percezione del valore aggiunto (28%). Lorenzo Pireddu, Managing Director per l’Europa meridionale di Qonto, ha commentato che le imprese più mature dimostrano una maggiore capacità di integrare l’intelligenza artificiale nei processi decisionali. Tuttavia, il sistema delle PMI procede a velocità differenziata: le realtà più strutturate accelerano nell’adozione di AI e modelli finanziari evoluti, mentre il fattore fiducia continua a rappresentare un discrimine cruciale per l’adozione delle nuove tecnologie.

